Sagre delle Sagre

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Il territorio casentinese è costellato di piccoli paesi, ognuno con una propria tradizione, una propria cultura, una propria storia. C’è un legame unico e forte fra l’uomo e questi borghi che si manifesta nella cultura della gastronomia e che ancora oggi esiste e tiene in vita questi luoghi.

La Sagra delle Sagre vuole riunire il meglio delle sagre casentinesi, quelle più amate e caratteristiche, eredi dei veri sapori del territorio e vuole essere un evento di promozione del centro storico di Bibbiena. Un pezzo di Casentino in ogni angolo del paese, alla scoperta di sapori e gusti di un’antica tradizione e dell’eterogeneità culinaria di questo angolo di Toscana. La degustazione dei piatti delle sagre sarà accompagnata dalla degustazione di vini selezionati da enoteche locali.

La Sesta edizione della Sagra delle Sagre guarda al territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che attraverso il progetto OLTRETERRA e il marchio FESTASAGGIA ha creato sinergie tra realtà associative toscane e romagnole per un primo grande appuntamento che già guarda al futuro per una sua ulteriore sviluppo e per nuovi coinvolgimenti.

 

1 RIMBOCCHI –PANE

“Diciamo pane al pane, se è vero che non si vive di solo pane, tutti i guai son guai, ma quello senza pane è il peggiore e tutti i dolori col pane son buoni. Certo il pane sciapo non è pane per tutti i denti, ma se sei curioso, lassù a fondo valle tra i monti verdi e il fruscio del fosso Corezzo, troverai pane per i tuoi denti e un sapore semplice e unico dolce come quello di una mano che ti Rimbocchi le coperte.”

 

2 COREZZO – TORTELLO DI PATATE ALLA LASTRA

Silenzio! Parla Sua Maestà! “Ho saputo che alcuni di voi ancora mi confondono con quadrati di spoglia dalle forme improbabili, camuffati con erbe, carni, verdure, aromi vari, agghindati con sughi, fiorellini, rucole e altri orpelli. Ognuno segua la via che desidera, non sarò certo io a venire da voi. Ma se volete scegliere sappiate che un re è quadrato, ha la pelle né troppo molle né troppo dura, il suo animo è il frutto della terra e si offre alla sua gente senza paura di bruciarsi.”

 

3 VENERE (festa della Dea) – MACCHERONI AL SUGO

L’ocio non è un’oca, non parla a vanvera, non è una svampita, non fa le papere.
L’ocio scorrazza, zompa, starnazza; cresce, s’ingrassa e ci lascia (satolli).
Allevato ci ha levato la fame e se gli facciamo la festa è per celebrare la festa di uomini affratellati dalla fatica del grano.
Sacrificio dell’ocio non vada perso: godete e siate in festa; è quel che mi aspetto, una forma di rispetto.
Questo vi dico, io che son stato ocio.

 

4 FALTONA – GNOCCHI (solo il Sabato)

Sono state anche tue le mani svelte che mi hanno preso dalla spianatoia della nonna, della zia, della mamma, di qualche donna dalle mani abili, e mi hanno mangiato crudo, girando la testa di lato per non farsi scoprire. Di solito non ti sei mai fermato a uno. Figurarsi vederci davanti in un piatto col sugo, uno dietro all’altro, come tanti topini in fila: tu, pifferaio che ci fa sparire tutti.

 

4 PREMILCUORE (IL SAPORE DI UNA VOLTA) – Pasta lorda alle erbe aromatiche (solo la Domenica)

Gli ingredienti sono quelli semplici della dispensa di campagna con acqua, farina, uova, ricotta, Parmigiano Reggiano, erbe aromatiche quali origano, basilico, prezzemolo, rosmarino e salvia. Sale, pepe nero, pepe bianco, noce moscata e burro.

 

5 PARTINA – RAVIOLO DI SPINACI E RICOTTA

Lo ammetto: ho il cuore tenero. Sarà per le foglie di spinacio ancora giovani, sarà la breve cottura che intenerisce le fibre, sarà la finezza con cui sono state sminuzzate, sarà la ricotta prima setacciata e quindi amalgamata alla verdura? Non solo, è merito della mano cortese che ha fatto tutto ciò e che mi ha preparato per corpo una sfoglia gialla di uova e farina. E infine, sempre la mano che conosce la mia raffinatezza, ha deciso di adornarmi anche con un velluto di ragù.

 

6 PREMILCUORE – CINGHIALE (solo il Sabato)

Che bestie che siete voi umani! Ci fate passare come quelli brutti e poco raffinati, la vostra presunzione non apprezza la nostra conoscenza dei boschi né la nostra resistenza, vi bastano due denti ricurvi e una pellaccia scura per definirci privi di grazia; conoscete la nostra essenza, fatti non foste a viver come bruti!

 

6 CETICA – FUNGO (solo la Domenica)

Ho sentito dire da uno di voi che mi divertirei a nascondermi, a sorprendervi, a ingannarvi, ad avvelenarvi, a esaltarvi le papille. Niente di tutto questo: sono solo vostre fantasie. Se vengo mangiato da voi, cari umani, o da un lumacone per me fa lo stesso. Però devo ammettere che una volta mi sono levato tanto di cappello sentendo un vecchio che diceva: “Mangi un fungo e senti il bosco”.

 

7 CHIUSI DELLA VERNA – TARTUFO

“Sono burbero, lo so, e sta bene così. La mia faccia parla chiaro, il mio cuore ancora di più. Odoro di terra, di mondo nascosto, sono lontano dai vostri luccichii. No, proprio non mi piace quando vengo messo sopra un piatto qualunque per renderlo prelibato, in un ristorante coi lustrini: non mi si sciupa così. Anzi, la verità è che per voi umani non sarebbe nemmeno tanto onesto mangiarmi, non avete nessun merito nel trovarmi, vi dovete servire del tartufo del cane… E sia: per questa volta farò un’eccezione: ma badate bene, trattatemi con rispetto!”

 

8 ORTIGNANO RAGGIOLO – POLENTA DI CASTAGNE CON RICOTTA (solo il Sabato)

Questo matrimonio di aromi armoniosi ha una lunga storia. Era ottobre quando la castagna cadde col riccio, venne la mano a raccoglierla e forse la stessa mano la mise per una ventina di giorni a essiccare sopra il fuoco, il frutto poi venne spogliato, tostato, quindi macinato e raffinato. Acqua sul paiolo, farina che scende come neve e braccia a rumare, quindi ancora riposo. Ora è pronta: la pulenda è già all’altare, quando, vestita di bianco, arriva lei: la ricotta. Una coppia deliziosa.

 

8 SUBBIANO – UVA (solo la Domenica)

Eccomi qua: sono il senso della vite! Il mio scopo è rilasciare buon umore: mi ingrasso, mi abbronzo, mi raggruppo in bacche tonde perfette per la vostra bocca e se questo non è abbastanza mi spremo finché non si viene al succo. Passita, non passata; moscata senza essere fastidiosa; di ogni colore per la vostra allegria, regina sempre alla vostra altezza (ricordate la volpe?).

 

LE CANTINE

E se tenteranno d’ubriacarvi con ampollosità e francesismi; e se tenteranno d’impressionarvi con tecnicismi e cerimonie boriose; allora, semplicemente, osservatemi, annusatemi e assaggiatemi. Scoprirete l’uguaglianza nella differenza: si muta di terra in terra, di pianta in pianta, di clima. È nel mio corpo e nel mio animo che si tramandano le storie di campagne, di contadini, di fatica, di pioggia, di legno, di stagioni, d’incontri e di tutto quello che con il mio sapore vi saprò evocare.

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